La governance delle piattaforme digitali è diventata una componente centrale della politica digitale europea. Il Digital Services Act (DSA), il Regolamento europeo sui servizi digitali, stabilisce infatti un quadro comune per rendere l’ambiente online più sicuro e trasparente e rafforzare la tutela degli utenti e dei loro diritti. La sua applicazione richiede però anche un’efficace attuazione a livello nazionale.
Un caso recente riguarda la Croazia. Il 29 aprile 2026, la Commissione europea ha inviato al Paese una lettera di costituzione in mora supplementare, nell’ambito della procedura di infrazione INFR(2024)2166, ritenendo che permangano alcune criticità nell’attuazione del DSA.
Il ruolo dei Digital Services Coordinators
Il DSA prevede che ogni Stato membro designi un’autorità nazionale denominata Digital Services Coordinator (DSC), responsabile dell’applicazione del regolamento nel proprio territorio e della cooperazione con le altre autorità europee. Il coordinatore costituisce inoltre un punto di riferimento per utenti e imprese in relazione alle questioni che rientrano nell’ambito del regolamento.
Nel caso della Croazia, la Commissione aveva già espresso le proprie preoccupazioni nel luglio 2024. Successivamente, il Paese ha adottato, il 18 aprile 2025, una normativa nazionale per l’attuazione del DSA. Secondo la valutazione della Commissione, tuttavia, restano alcune criticità relative ai poteri attribuiti al Digital Services Coordinator e al sistema sanzionatorio previsto dalla normativa nazionale.
Le criticità evidenziate dalla Commissione
Tra gli elementi contestati vi sono le modalità con cui la legislazione croata recepisce i limiti previsti dal DSA per le sanzioni. La Commissione segnala, in particolare, che la normativa nazionale non rispetterebbe sempre il limite massimo del 6% del fatturato globale per le ammende e quello del 5% del fatturato o reddito medio giornaliero globale per le penalità periodiche applicabili alle piattaforme online. Viene inoltre contestata l’assenza, in determinati casi, di sanzioni efficaci, proporzionate e dissuasive e la possibilità di sanzionare singoli individui per informazioni inesatte o incomplete o per la mancata collaborazione alle ispezioni.
La Croazia dispone ora di due mesi per rispondere alle osservazioni della Commissione e affrontare le criticità evidenziate. In assenza di una risposta ritenuta soddisfacente, la Commissione può procedere con l’emissione di un parere motivato, una fase successiva della procedura di infrazione.
Perché la governance digitale riguarda anche i giovani
Il caso croato mostra come la regolamentazione degli ambienti digitali non dipenda esclusivamente dalle caratteristiche tecniche delle piattaforme. L’efficacia delle norme europee richiede anche autorità nazionali adeguatamente organizzate, poteri definiti e meccanismi di controllo e sanzione coerenti con il quadro europeo.
Per i giovani, che utilizzano quotidianamente piattaforme social, videogiochi online e altri ambienti digitali, comprendere questi meccanismi significa acquisire una dimensione ulteriore della cittadinanza digitale. I diritti online non dipendono infatti soltanto dalla consapevolezza individuale, ma anche dall’esistenza di regole comuni e di istituzioni in grado di applicarle.
Il collegamento con META YOUTH
Il tema della governance delle piattaforme si collega direttamente agli obiettivi di META YOUTH, che affronta il rapporto tra giovani, ambienti virtuali, competenze digitali e partecipazione consapevole.
Conoscere i propri diritti digitali, comprendere il funzionamento delle piattaforme e sviluppare capacità di valutazione critica sono elementi importanti per partecipare in modo informato agli ecosistemi digitali emergenti.
In questa prospettiva, la governance digitale rappresenta una dimensione complementare all’alfabetizzazione digitale: non riguarda soltanto il modo in cui i giovani utilizzano le tecnologie, ma anche il quadro di regole e responsabilità all’interno del quale queste tecnologie vengono sviluppate e utilizzate.
