Dal 22 ottobre 2026 è in vigore in Italia il recepimento della direttiva europea sul diritto alla riparazione. Una novità che può contribuire a sviluppare nuove competenze e opportunità professionali per i giovani, anche per chi è fuori dai percorsi di studio e lavoro.
Riparare anziché sostituire, recuperare anziché scartare: l’economia circolare si rafforza con l’entrata in vigore del Decreto legislativo 25 settembre 2026, n. 176, che recepisce la Direttiva UE 2024/1799 e introduce nuove disposizioni per promuovere la riparazione dei beni. La normativa punta a prolungare la vita utile dei prodotti, facilitare l’accesso ai servizi di riparazione e rendere più sostenibili le scelte dei consumatori.
Questa trasformazione apre anche una riflessione sul futuro del lavoro. La diffusione dei servizi di riparazione, ricondizionamento e riuso può sostenere attività artigianali e tecniche, laboratori specializzati, cooperative sociali e iniziative imprenditoriali locali. Per i giovani, queste attività possono rappresentare occasioni per acquisire competenze pratiche, sviluppare capacità professionali e avvicinarsi a settori con un crescente valore ambientale e sociale.
Una prospettiva particolarmente interessante riguarda i giovani NEET, che non studiano, non lavorano e non sono inseriti in percorsi di formazione. Laboratori di riparazione, esperienze di apprendimento sul campo, tirocini e percorsi di accompagnamento al lavoro possono offrire modalità concrete per sviluppare competenze tecniche e trasversali, rafforzando al tempo stesso autonomia, partecipazione e fiducia nelle proprie capacità.
Un esempio concreto arriva da Vicenza, dove la cooperativa sociale Insieme promuove un’esperienza che integra economia circolare e inclusione. Attraverso il progetto “Reuse, Repair, Rebuild”, pubblicato sul Portale europeo per i giovani nell’ambito del Corpo europeo di solidarietà, i volontari possono partecipare ad attività di riparazione di biciclette, riuso tessile, gestione di beni di seconda mano ed educazione ambientale. Un’esperienza che mostra come il recupero delle risorse possa diventare anche uno spazio di apprendimento e partecipazione attiva.
Per trasformare queste opportunità in percorsi occupazionali duraturi è importante collegare la formazione alle esigenze delle imprese e dei territori, coinvolgendo enti formativi, amministrazioni pubbliche, cooperative e operatori economici. Il diritto alla riparazione, da solo, non garantisce nuovi posti di lavoro, ma può contribuire a rafforzare un contesto favorevole allo sviluppo di professionalità legate alla sostenibilità.
È anche in questa prospettiva che si inserisce l’impegno di SEA Tuscia attraverso il progetto europeo GREENACT4U, dedicato allo sviluppo delle competenze verdi e alla promozione dell’imprenditorialità sostenibile tra i giovani, con particolare attenzione ai NEET. La transizione ecologica può diventare un’opportunità concreta quando le politiche ambientali si accompagnano a formazione accessibile, esperienze pratiche e possibilità reali di inserimento professionale.
Riparare gli oggetti significa prolungarne la vita. Investire nelle competenze dei giovani significa dare nuove possibilità al futuro dei territori.
Approfondimenti:
- Direttiva europea sul diritto alla riparazione: https://eur-lex.europa.eu/eli/dir/2024/1799/oj/ita
- Decreto legislativo italiano n. 176/2026: https://www.normattiva.it/atto/caricaDettaglioAtto?atto.codiceRedazionale=26G00191&atto.dataPubblicazioneGazzetta=2026-10-07
- Esperienza di economia circolare e inclusione a Vicenza – Portale europeo per i giovani: https://youth.europa.eu/solidarity/opportunity/53542_it
