Il mondo in cui crescono oggi i giovani è attraversato da trasformazioni profonde: cambiamenti climatici, nuove tecnologie e intelligenza artificiale, trasformazioni del lavoro, aumento della complessità sociale e nuove forme di partecipazione.

Di fronte a questi cambiamenti, una domanda diventa sempre più importante: come possiamo ascoltare i giovani in modo più efficace e permettere loro di contribuire alle decisioni che riguardano il loro futuro?

Non si tratta soltanto di organizzare occasioni di consultazione. Una partecipazione significativa richiede che le esperienze, le idee e le proposte dei giovani possano entrare realmente nei processi decisionali.

L’Europa: dalla consultazione al dialogo

L’Unione europea ha sviluppato negli ultimi anni diversi strumenti per coinvolgere i giovani nelle politiche pubbliche.

Nel 2026 la Commissione europea ha rafforzato questo approccio attraverso il President’s Youth Advisory Board, composto da rappresentanti giovanili provenienti dagli Stati membri e dal European Youth Forum. Il Board dialoga direttamente con la Presidente della Commissione sulle questioni che riguardano maggiormente i giovani.

Un altro strumento è il Youth Check, introdotto dalla Commissione per considerare l’impatto delle nuove politiche sui giovani già nella fase di progettazione. La Commissione organizza inoltre gli annuali Youth Policy Dialogues, attraverso i quali i giovani possono confrontarsi direttamente con i Commissari europei su temi come casa, clima, competenze e salute.

Anche l’EU Youth Dialogue rappresenta un esempio di partecipazione strutturata. Il dodicesimo ciclo, iniziato nel luglio 2026, è dedicato in particolare alla qualità dell’informazione, al dialogo costruttivo e alla capacità dei giovani di partecipare alla vita democratica in un ambiente digitale sempre più complesso.

Un esempio globale: #YouthLead

La necessità di ascoltare i giovani non riguarda però soltanto l’Europa.

Nel 2025 l’UN Youth Office, insieme a UNICEF Innocenti e UN Futures Lab, ha promosso i #YouthLead Dialogues, un processo internazionale nel quale i giovani sono stati invitati a organizzare e guidare direttamente momenti di confronto sul proprio futuro.

Il risultato è stato particolarmente significativo per dimensione: oltre 75.000 giovani in 182 Paesi hanno partecipato ai dialoghi, condividendo esperienze, aspirazioni e proposte. I risultati sono stati raccolti in un documento destinato a contribuire al dibattito internazionale sulle politiche giovanili.

L’aspetto interessante non è soltanto il numero dei partecipanti, ma il metodo: invece di limitarsi a chiedere ai giovani quali siano i loro problemi, il processo li ha coinvolti anche nell’immaginare il futuro e nell’individuare possibili azioni per raggiungerlo.

Che cosa significa davvero ascoltare?

Le esperienze europee e internazionali suggeriscono alcuni elementi utili per progettare una partecipazione più significativa.

Primo: coinvolgere i giovani fin dall’inizio. Non soltanto chiedere un’opinione quando una decisione è già stata presa, ma coinvolgerli nella definizione dei problemi e delle possibili soluzioni.

Secondo: creare continuità. Un incontro isolato può raccogliere idee, ma un processo continuativo permette di costruire fiducia e verificare che cosa è accaduto alle proposte.

Terzo: garantire diversità e inclusione. Per ascoltare davvero i giovani è necessario raggiungere anche coloro che normalmente partecipano meno, compresi i giovani che si trovano fuori dai percorsi educativi e professionali.

Quarto: restituire i risultati. Chi partecipa dovrebbe poter sapere quali proposte sono state raccolte, quali sono state utilizzate e, quando non vengono accolte, per quali motivi.

Quinto: passare dalla consultazione alla co-creazione. I giovani possono essere coinvolti non soltanto come destinatari o interlocutori, ma anche come persone che contribuiscono alla progettazione e alla realizzazione delle attività.

Questi principi sono coerenti con le linee guida delle Nazioni Unite sulla meaningful youth participation, che sottolineano l’importanza di una partecipazione rappresentativa, inclusiva, sicura e realmente significativa.

GREEN ACT 4U: progettare con i giovani

È una prospettiva che trova un collegamento diretto anche con GREEN ACT 4U.

Il progetto parte infatti dall’idea che i giovani non debbano essere soltanto destinatari di formazione. Attraverso focus group, contenuti youth-driven e attività partecipative, possono contribuire a definire bisogni, interessi e modalità di apprendimento.

Questo approccio è particolarmente importante quando si lavora con i NEET: per raggiungere giovani che non sono inseriti nei tradizionali percorsi di studio o lavoro occorre creare spazi e modalità di partecipazione accessibili e capaci di partire dalla loro esperienza.

Per SEA Tuscia, questa dimensione rappresenta un punto di incontro tra educazione ambientale, partecipazione e sviluppo delle competenze.

Dal “parlare dei giovani” al “progettare con i giovani”

Le esperienze dell’Unione europea e delle organizzazioni internazionali mostrano quindi una possibile evoluzione: passare da politiche per i giovani a processi costruiti sempre più con i giovani.

Ascoltare non significa necessariamente accettare ogni proposta. Significa creare condizioni nelle quali le esperienze e le idee delle nuove generazioni possano essere conosciute, discusse e considerate nei processi decisionali.

In un periodo di trasformazioni così rapide, questa capacità di ascolto può diventare una risorsa anche per le organizzazioni che lavorano sul territorio.

Perché i giovani non sono soltanto coloro che erediteranno il futuro: sono già parte delle comunità che oggi stanno contribuendo a costruirlo.